Perché una Casa delle Donne

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Klimt sulle macerie

 

klimt pQuesta fotografia proviene da una città siriana e che essa sia curda o meno qui non ci interessa stabilire; un click ve la mostrerà nella sua interezza.

Il murales che riproduce Il bacio di Klimt è stato evidentemente dipinto dopo che la facciata è stata semidistrutta dalle bombe e dai proiettili.

Vorremmo interrogarci sulle emozioni che ci comunica quest'opera paradossalmente gratuita e profondamente intenzionale.

Ci viene spontaneo il chiederci se si tratti di un fake costruito a tavolino: le emozioni che proviamo sono tanto coinvolgenti che suscitano dentro di noi una resistenza e allarmano la nostra parte razionale.

Se anche si trattasse di un fake, la nostra emozione sarebbe lo stesso genuina e il chiedersi se si sia trattato di ore trascorse davanti a un programma di ritocco fotografico o di ore trascorse arrampicati su una scala per dipingere una facciata è irrilevante.

Un gesto gratuito, un gesto potente, un gesto che sembra sprecare risorse.

Non proseguiamo la nostra riflessione perché siamo in ascolto della vostra.

 

 

 

 

 

 

Perché una Casa delle Donne?

La domanda è legittima poiché è di fatto naturale pensare che la priorità debba andare ad altro: un ospedale, una mensa, una scuola o un complesso di case.

Se Kobane fosse stata distrutta da un terremoto o da una inondazione o da qualche altra catastrofe naturale potremmo concordare; ma Kobane è stata al centro di una durissima offensiva militare, e per molto tempo isolata e ignorata dal resto del mondo.

La Casa delle donne a Kobane è stato uno dei primi edifici a essere distrutti dall'Isis, per questo abbiamo voluto che fosse uno dei primi a essere ricostruito quale luogo di incontro per tutte le donne del mondo.

 

 

 

 

 

 

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