Chiara Cruciani intervista Carla Centioni il manifesto

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Chiara Cruciani (il manifesto) intervista Carla Centioni

Il 9 marzo su il manifesto (https://ilmanifesto.it/dalla-teoria-alla-pratica-le-kurde-contro-la-subalternita/) viene pubblicata l'intervista che Chiara Cruciani aveva fatto a Carla Centioni il giorno precedente. Questo il sunto.

Durante le manifestazioni per l’8 marzo a a Makhmur, la comandante Raperin Gabar ha gridato: «Tutte le donne devono combattere contro 5mila anni di mentalità di dominio maschile, organizzarsi e portare la loro lotta ovunque per porre fine allo sfruttamento delle donne». Con questo si dimostra che la lotta delle donne nel nord della Siria non si limita a combattere la barbarie dello Stato Islamico ma si estende al patriarcato nonostante l'informazione in Occidente si sia occupata solo delle immagini "vendibili" e scorrette delle donne-guerrigliere,nascondendo la doppia rivendicazione dell’identità politica e dell’identità di donna.

Dopo la vittoria militare, la battaglia è per la ricostruzione delle città e la fondazione di una società nuova, basata sul confederalismo democratico, femminista, ecologista, egualitario, anti-settario. Spicca il progetto concreto di ricostruzione della Casa internazionale delle donne, un centro dove dare "applicazione diretta di pratiche femministe che diano alla donna il ruolo che le spetta. Per farlo le donne di Kobane e dei villaggi del distretto (liberato dall’Isis nel gennaio 2015) stanno investendo in educazione e lavoro".

Carla Centioni dell'organizzazione italiana Ponte Donna dice «La casa delle donne di Kobane è stato uno dei primi edifici demoliti dallo Stato Islamico. Quando siamo arrivate lì, poco dopo la liberazione, abbiamo incontrato l’organizzazione che la gestiva e discusso insieme di pratiche femministe e ricostruzione». Poi definisce una utopia l'idea di ricostruirla, ma una utopia che di lì a poco è diventata realtà grazie al contributo della Tavola Valdese, della Provincia di Bolzano, di tanti e tante volontar* tra cui gli ingegneri e gli architetti che la hanno progettata.

Chiara Cruciani prosegue riportando le parole di Carla: «L’inizio degli scavi risale a luglio 2016: da Kobane sono arrivate le prime foto, la scavatrice che sollevava il terreno, le prime gettate di cemento. Su quello abbiamo costruito due progetti: uno concreto, in cemento armato, a Kobane e uno in Italia, una rete che promuove il progetto e racconta attraverso quella casa cosa rappresentano le donne nell’ambito della rivoluzione del confederalismo democratico».

«La Casa, su decisione delle donne di Kobane, avrà una sua accademia perché fondamentali sono educazione e cultura – continua Centioni – Un luogo dove le donne si possano incontrare e interrogare, studiare dove nasce l’oppressione». Un percorso gestito dal Congresso delle donne dentro la storia con una lettura di genere e un formazione politica che da kobane si allarga ai villaggi, per combattere gli abusi fisici e psicologici, la subalternità passiva e attiva, i lacci tradizionali del patriarcato.

Chiara Cruciani lega le affermazioni di Carla in un contesto che va dal movimento Non Una di Meno al movimento delle donne del Nord della Siria dove si afefrma un modello politico nuovo in cui i cantoni, amministrati dal basso, lavorano tramite consigli popolari, cooperative e organizzazioni in cui i generi sono rispettati attraverso lo strumento della co-presidenza, che vede presenti a ogni vertice un uomo e una donna. Questo legame con le lotte delle donne nel mondo definisce quella in corso una rivoluzione collettiva, internazionale

Ringraziamo Chiara Cruciani e il manifesto per l'esattezza e la completezza dell'articolo e speriamo di avere ancora occasione di chiarire assieme gli aspetti più significativi del nostro impegno comune.

 

 

 

 

 

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