Kobane

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Dal ritorno da Kobane ho un peso grande, un’angoscia.
Si certo abbiamo sistematizzato le foto, divise per giorni e razionalizzate per incontri e per riunioni fatte.
Ma l’angoscia mi assale, mi interrogo, mi chiedo e mi chiedono, arrivano messaggi di curiosità da assolvere e io mi arrovello . Da dove inizio? Come inizio?
Mi dico allora - faccio dei report per gli incontri Istituzionali avuti. Asciutti, virgolettati, così non rischio, non lascio alle interpretazione dell* scrivente, faccio una fotografia esatta di quello che ho ascoltato. Si fa così mi hanno suggerito - mi sembra giusto - mi tranquillizzo - mi sento irreprensibile al dovere .

 

Kobane: una scommessa

Siria 3 febbraio 2017

Carla Centioni, durante una sosta del viaggio di ritorno da Kobane, ha scritto questa lettera indirizzandola a tutt* noi. Verrà corredata da un numeroso materiale fotografico che richiede però un po' di tempo per la pubblicazione, per cui vi preghiamo di portare un po' di pazienza

Kobane risorge rapidamente lasciando le ferite della città visibili al mondo.

A testimoniare la devastazione inflitta dall’occupazione dello Stato Islamico, la municipalità di Kobane, insieme all'assemblea popolare, ha deciso che una parte della città, quella che ha subito maggiori danni, verrà lasciata intatta e sarà un museo a cielo aperto.

Viaggi di inverno

Nonostante l'inverno, la neve e i disagi stiamo portando il progetto in altre città italiane. Lo presenteremo a Padova, il 2 febbraio e a Bussoleno, in Val di Susa, il 4 febbraio. Questi viaggi avvengono sotto gli auspici di questa sorta di fiocco di neve, di simbolo geometrico che abbiamo scelto per l'inverno. Si tratta dei contorni di un oggetto che si incrociano disegnando un contenitore senza pareti che può essere attraversato liberamente. La Casa delle Donne è in corso di costruzione, materialmente, a Kobane;  ma c'è anche la Casa delle Donne che stiamo costruendo tra noi e dentro di noi e che non è fatta di muri ma di possibilità.

Lettera di fine autunno

Care amiche e cari amici,

dal momento che ho l'incarico di raccontare qui il lavoro di questi mesi, ho deciso di scriverne da un punto di vista personale. Questo sia per il desiderio di raccontare “il cantiere” dal di dentro, sia per evitarci il più possibile la noia delle frasi rituali. Conosco alcuni di voi di persona, altri attraverso il progetto Ri/Costruiamo Kobane. Mi rivolgo agli uni e agli altri con la stessa familiarità.

 

 

 

 

 

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